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Mafia, Politica, Rassegna stampa

“Dieci motivi per i quali serve una consulta antimafia”

Postato il 14 maggio 2012

Fonte: www.varesenews.it

Il coordinatore lombardo di Ammazzateci Tutti risponde con un decalogo alle parole del presidente della commissione sicurezza del consiglio comunale di Busto Arsizio Unfer che l’ha definita “un intralcio inutile”

Massimo Brugnone, coordinatore lombardo dell’associazione Ammazzateci Tutti, ci ha inviato un elenco di dieci motivi per i quali una consulta antimafia potrebbe essere utile nella città di Busto Arsizio. La lista qui riportata è la replica che Brugnone ha voluto fare alle parole del presidente della commissione sicurezza del consiglio comunale bustocco Adriano Unfer della Lega Nord, il quale aveva dichiarato, nella seduta di commissione di venerdì, che quest’organo sarebbe inutile a Busto e potrebbe essere un intralcio al lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine.

Dieci motivi perché servirebbe una Consulta antimafia a Busto Arsizio:

Segnale importante
Di per sé, dovesse anche avere pochi poteri e funzioni, il semplice fatto che il Comune di Busto Arsizio crei un organo che porti il nome “antimafia” è un segnale importante, per tutta la cittadinanza, di una presa di coscienza e soprattutto di posizione nei confronti di un problema che non si può ignorare essere esistente in città.

Supporto alla politica
E’ evidente che non si devono svilire le funzioni dei rappresentanti eletti dai cittadini, ma è altrettanto evidente che in temi così specifici come la mafia e la lotta alla mafia sarebbe meglio potersi dotare di un organo che non si sostituisca, ma supporti, con il proprio lavoro, quei rappresentanti a cui poi sono ovviamente delegate le decisioni politiche.

Personalità di garanzia
Mafia è criminalità organizzata che sfrutta non solo l’intimidazione, ma anche la corruzione come mezzo per perseguire i propri obiettivi. Una Consulta antimafia deve e può essere composta da personalità di garanzia, che racchiudano in sé i valori dell’onestà, dell’intransigenza, della non ricattabilità e dell’incorruttibilità.

Fiducia nei cittadini
Un organo che sia intermedio tra politica, forze dell’ordine, magistratura e Istituzioni in genere, formato inoltre da rappresentanti della società civile, può per sua stessa costituzione ispirare più fiducia nei confronti di quei cittadini che non hanno, ad oggi, il coraggio anche solo di riferire fatti riguardanti la mafia da essi non direttamente vissuti, ma comunque conosciuti.

Aiuto ai cittadini
E’ una piccola percentuale, ma le carte giudiziarie dimostrano come alcuni imprenditori bustocchi sono stati vittime di richieste estorsive e minacce reiterate nel tempo. Un organo come una Consulta antimafia può e deve proporsi come strumento che possa anche fare ulteriori proposte nell’aiutare quei cittadini vessati dalla mafia.

Informazione
Un punto di raccolta di tutte le informazioni riguardanti il tema permetterebbe di evitare quel pericolo di cui tanto si è parlato di allarme sociale. Un oggettivo riscontro dei fatti, supportato da dati statistici su quali siano i reati realmente legati alla criminalità organizzata di stampo mafioso può essere di maggior aiuto sia per conoscere, e quindi riconoscere, il fenomeno mafioso, sia per confermare il fatto che ancora ad oggi, a Busto Arsizio, si può e si deve intervenire per prevenire e non solo per reprimere.

Attività di controllo
Le indagini sono attività preminente di magistratura e forze dell’ordine, ma da sempre gli stessi corpi investigativi hanno sottolineato quanto sia importante la collaborazione della società civile. Ed allora una Consulta che possa tenere maggiormente sotto controllo l’alta attività imprenditoriale presente a Busto Arsizio, soprattutto nel campo dell’edilizia, può essere espressione di quel supporto e quella collaborazione dovuta.

Educazione alla legalità
Promozione della cultura della legalità è sicuramente una delle attività a cui nello specifico la Consulta può dare spazio collaborando con quelle realtà presenti sul territorio che già se ne occupano. Ricordiamo che il giudice Borsellino diceva che “per combattere la mafia ci vuole un esercito di insegnanti”.

Punto di raccordo per le associazioni
Un organismo comunale ed ufficiale che si occupi non solo di mafia, ma soprattutto di antimafia può essere centro non solo promozionale, ma anche di riferimento per tutte quelle associazioni che in città si stanno occupando di questi temi, per poter rafforzare il loro stesso lavoro e creare così una rete ufficiale di collaborazione.

Esempi positivi
La “Commissione antimafia Smuraglia” di Milano (http://www.milanomafia.com/home/relazione) già nel 1992 riuscì positivamente a portare a termine una collaborazione con la magistratura, le forze dell’ordine e il Consiglio comunale.
Il Comune di Milano ha replicato nella sua attuale amministrazione una Commissione antimafia ed un Comitato scientifico di supporto che sta in questi giorni portando avanti il proprio lavoro.
Il Consiglio comunale di Lonate Pozzolo (VA) ha creato il Gruppo di lavoro della legalità che ha già organizzato diverse attività che vanno dall’informazione ai cittadini all’educazione nelle scuole.

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Mafia, Pensieri, Politica

Consulta antimafia a Busto Arsizio: pensieri in libertà

Postato il 12 maggio 2012

Permettetemelo, giusto per iniziare, un piccolo pensiero e commento dopo ciò che ho sentito ieri in una discussione in Commissione sicurezza a Busto Arsizio in merito alla creazione o meno della Consulta antimafia.

Ben venga la volontà della commissione di ascoltare le realtà che sul territorio si occupano di mafia, ma che questo non sia soltanto un espediente per allungare i tempi di quella volontà già espressa dalla maggioranza di bocciare la creazione di una consulta antimafia.
In una città come Busto Arsizio che vede la presenza di Cosa nostra e della ‘ndrangheta, la politica ha il dovere di aprire gli occhi e di utilizzare tutti quelli che sono i propri strumenti a favore della lotta alla criminalità organizzata. Aprire la partecipazione ad esperti cittadini non può e non deve essere visto come uno svilimento della funzione dei rappresentanti eletti, ma deve invece essere inteso come una presa di coscienza che di fronte ad un problema serio e reale quale quello della mafia bisogna mettere in campo tutti i mezzi necessari ed utili per contrastarla.

Lo dicono le carte giudiziare: a Busto Arsizio si paga il pizzo. Nella nostra città c’è stata una sparatoria di mafia ed è stato sequestrato prima di essere ucciso un mafioso. Ci sono stati almeno una decina di episodi estorsivi con imprenditori che vivono in un clima di paura. E’ un fenomeno che per fortuna interessa una piccola percentuale di cittadini, ma proprio per questo bisogna mettere in campo ogni possibile azione per estirparlo prima che si ingrandisca sempre più a macchia d’olio, e nulla è inutile o vano se può servire anche solo a far parlare di questi temi. E soprattutto quale è il ruolo della politica se non quello di mettere in campo ogni mezzo necessario ad aiutare e supportare i propri cittadini, fosse anche uno solo, che rischiano di essere in pericolo?

Non si tratta di creare allarme sociale. Si tratta invece di intervenire prima ancora che nasca un allarme sociale. Bisogna capire che una cosa è la repressione del fenomeno mafioso, un’altra è la prevenzione. La repressione è compito della magistratura e delle forze dell’ordine; la prevenzione è compito di tutti i cittadini e quindi prima di tutto della politica.

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Ammazzateci Tutti, Politica, Rassegna stampa

«Conta il risultato: educare alla legalità»

Postato il 25 aprile 2012

Fonte: Prealpina – Mercoledì 25 Aprile 2012

Brugnone soddisfatto: problemi organizzativi, ma l’obiettivo è stato centrato. Tutti contro la criminalità

«Mi chiedete se ci sono stati intoppi? Si c’è stato qualche problema con l’assessore Mario Crespi. Ma quello che ci interessava, ovvero realizzare incontri educativi e un’iniziativa antimafia, è andato in porto e il successo va oltre le aspettative».
Massimo Brugnone, coinvolto nelle polemiche sulla regia di Legalitàlia, racconta la sua versione dei fatti e precisa di non voler dare eco alle critiche. «Ciò che conta – spiega il referente lombardi di Ammazzateci Tutti – è centrare l’obiettivo. E noi l’abbiamo centrato». Il corteo, lunedì, ha visto la partecipazione di 5mila ragazzi. «Ne prevedevamo molti di meno», rivela.

Gli studenti hanno accettato di autofinanziare l’evento. Hanno versato tre euro a testa?
«C’è chi ha dato 5 e chi 2. In tutto, come donazioni spontanee, sono arrivati quasi 9mila euro che, uniti ai fondi di sponsor privati, ci hanno permesso di coprire le spese».

Veniamo al cuore della questione: niente fondi dal Comune. Com’è andata?
«Ci siamo presentati a settembre da Crespi per proporre il progetto educativo da realizzare nelle scuole. E’ stato valutato in una riunione coi dirigenti scolastici. Crespi mi disse che, se volevo il finanziamento, intorno ai 4.300 euro, dovevo realizzare anche la manifestazione. Noi proponiamo in tutta Italia i progetti “Liberiamoci dalle mafie”, Legalitàlia è un’altra cosa. Lui voleva ripetere la manifestazione del 2011, ben venga, ma il budget si sarebbe alzato. In dicembre si è parlato di una cifra unitaria sui 10mila euro: mi è stata richiesta la proposta formale perché la giunta di fine anno potesse deliberare».

Nessuna Risposta?
«Silenzio totale, benché ci fosse una sorta di accordo a procedere con le scuole. Ai primi di  febbraio Crespi ci ha invitato in una riunione sui progetti. Convocazione via mail, con il coinvolgimento di Stoà, Comunità Giovanile e Fondazione Blini. Nessun problema a collaborare, ma vogliamo dialogare con tutti. Da qui la mia proposta a coinvolgere Comitato Antifascista e 26 per 1. Il primo ha spiegato, in una lettera, di “non voler sedere accanto a certi personaggi e associazioni”. 26 per 1 non ce l’avrebbe fatta per la quasi concomitanza con il 25 aprile».

E la delibera, ancora nulla?
«Crespi voleva un’unica delibera. Io avevo urgenza di far partire i progetti educativi. Qui sono iniziate le difficoltà. L’assessore mi ha proposto 4.200 euro per i progetti educativi e 1.500 per Legalitàlia».

Gli altri 3.300 euro?
«Disse che andavano alle altre associazioni. Va benissimo allargare le collaborazioni, ma in genere si amplia il budget, non lo si diminuisce. Lui aveva 10mila euro e toglieva parte dei fondi a noi».

Cosa si è deciso?
«Di trasformare gli incontri educativi in conferenze da tenere all’inizio della mattinata, prima della manifestazione».

E le associazioni?
«Hanno convocato una riunione senza Crespi, che proponeva 6.000 euro per Ammazzateci Tutti e 4.000 per Aspettando Legalitàlia. Eravamo in ballo da settembre, senza nulla scritto. Io volevo due delibere separate, per far partire l’organizzazione. Non trovando risposte, ho protocollato la richiesta definitiva, puntando a ottenere 10mila euro come si diceva in dicembre».

Risultato?
«Patrocinio comunale, uso gratuito di Sala Tramogge, sala conferenze al Tessile e giardino quadrato. Niente fondi, ma c’era l’okay ad agire e mi andava bene anche a zero euro. I tre gruppi mi hanno mostrato i programmi di Aspettando Legalitàlia: non potevo che ringraziarli. E non ho chiesto se avessero ottenuto soldi».

Via con l’autofinanziamento?
«L’avremmo fatto comunque. Con l’aiuto del Comune avremmo fatto di più: questa è la differenze».

Poi si è parlato delle critiche di Crespi nei suoi confronti. Eppure sul palco ha chiesto un applauso tutto per lei…
«Io collaboro con le istituzioni, lì ci sono i nostri rappresentanti. Il sindaco ha sempre voluto sostenerci. Con Crespi abbiamo avuto problemi organizzativi, ma andiamo avanti. Ammazzateci Tutti è per l’educazione alla legalità. Ciò che distrae dall’obiettivo è deleterio. I ragazzi sono gente seria, hanno ascoltato per due ore magistrati, testimoni, giornalisti. Non c’è niente da aggiungere. I cittadini sanno che non ci sono stati finanziamenti: traggano le loro conclusioni».

Angela Grassi

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Ammazzateci Tutti, Mafia, Rassegna stampa

Minacce ad Aldo Pecora, «Intervengano le istituzioni»

Postato il 27 febbraio 2012

Fonte: www.reggiotv.it

COSÌ MASSIMO BRUGNONE DI “AMMAZZATECI TUTTI”

ROMA – “Mi ritrovo a dover confermare la vicinanza mia e di tutti i giovani del movimento Ammazzateci Tutti, legata ad una forte preoccupazione per i recenti atti intimidatori rivolti al nostro Presidente, Aldo Pecora” – è quanto affermato dal Responsabile organizzativo nazionale di Ammazzateci Tutti, Massimo Brugnone.

“La linea del movimento è sempre stata quella di non diffondere le varie minacce, intimidazioni e aggressioni subite da Aldo Pecora e da altri ragazzi di Ammazzateci Tutti, rispettando sempre il lavoro delle forze dell’ordine nel non voler rischiare di inficiare quelle indagini che devono essere e rimanere segrete per essere portate a buon fine”. Continua Brugnone – “In questi giorni la situazione in Calabria sta però diventando insostenibile: ai danni di Aldo Pecora sono state fatte in poco più 48 ore una palese minaccia di morte e un aggressione personale da due finti giornalisti, uno dei quali a volto coperto. Minacce, queste ultime, che il nostro Presidente si ritrova ad affrontare in silenzio già da anni. La più grave i primi giorni di Marzo del 2008 quando sulla Salerno-Reggio Calabria Aldo Pecora e Rosanna Scopelliti vennero letteralmente catapultati fuori strada da una macchina rimanendo vivi per miracolo.”

“Le tante minacce telefoniche ogni volta che Aldo Pecora metteva piede in Calabria sono anche sopportabili ed accettabili – incalza il Responsabile organizzativo di Ammazzateci Tutti – ma oggi non possiamo più rimanere silenti. C’è un evidente attacco personale nei confronti del nostro leader, che è tutt’ora accompagnato dal silenzio dei media nazionali.” “In questi giorni – conclude Brugnone – dobbiamo ringraziare i tanti, tantissimi, cittadini onesti che stanno dimostrando la propria solidarietà. Ma quello che ci preoccupa, e spero non venga tralasciato dalle Istituzioni, è il vuoto che si vuole creare e che, da soli, non siamo più in grado di colmare per proteggere Aldo Pecora.”

Lunedì 27 febbraio 2012
Ore 20:01

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Mafia, Politica, Rassegna stampa

Brugnone: “La consulta? Determinanti poteri e persone”

Postato il 26 febbraio 2012

Fonte: l’Inform@zione

IL PARERE DEL COORDINATORE DI “AMMAZZATECI TUTTI”

BUSTO ARSIZIO -  “Una consulta antimafia a Busto? Ben venga”. La proposta delle forze di centrosinistra (leggi qui) viene accolta positivamente da Massimo Brugnone, coordinatore per la Lombardia del movimento antimafia “Ammazzateci Tutti”. L’importante, però, è che non si tratti di un’istituzione fine a se stessa.

Qual è la sua opinione su un’iniziativa di questo tipo?
“Tutto dipende dalle funzioni che il Consiglio comunale darà alla consulta. Già il fatto di istituirla sarebbe positivo, però occorre ragionare sui poteri e su chi ne farà parte. Servono persone in grado di leggere e interpretare certi fenomeni, di cercare gli atti necessari, sindacalisti esperti. La consulta in sé non basta. Io stesso non mi sentirei sufficiente per un’istituzione del genere”.

Qualcuno le ha già proposto di farne parte, qualora il progetto partisse?
“C’è stato un confronto con i promotori, nel quale ci siamo trovati d’accordo sul fatto che quello della consulta sembra essere lo strumento migliore (mentre all’inizio si parlava di una commissione), perché il Consiglio comunale può stabilire come utilizzarla senza ristrettezze. Poi è partita la raccolta firme, a cui noi di “Ammazzateci Tutti” abbiamo preferito rimanere estranei perché ci faceva piacere che se ne occupasse la politica. Se in futuro dovessero chiederci un contributo, noi saremo disponibili”.

A Busto la politica fa abbastanza a proposito di lotta alla mafia?
“Finalmente si sta facendo qualcosa. In questi giorni abbiamo definito con l’Assessore Crespi un importante progetto educativo che coinvolgerà gli istituti superiori della città. Però il Comune è ancora indietro: le carte giudiziarie parlano chiaro e l’educazione alla legalità non basta”.

Altre città del territorio hanno attivato consulte o organi analoghi?
“A Milano ci sono due commissioni, mentre a Lonate Pozzolo esiste il ‘Gruppo consigliare della Legalità’, composto da due persone per ogni gruppo presente in Consiglio comunale. Organizzano, anche insieme a noi, iniziative di vario tipo. A Lonate sono intervenuti Nando Dalla Chiesa e Giulio Cavalli e lì avremo una nostra sede”.

L’istanza per la creazione della consulta ha ricevuto solo 350 firme. I promotori parlano di disinformazione e timori legati alla mafia. Lei cosa ne pensa?
“Non conosco le modalità esatte con cui sono state raccolte le firme. Certo è che a Busto, ma il discorso vale per tutto il nord, c’è ancora una certa ignoranza. Va però detto che noi di Ammazzateci Tutti lavoriamo molto con i giovani, che si dimostrano particolarmente attenti a questi temi, mentre da parte degli adulti riscontro una maggiore reticenza e ignoranza. Ma non importa se le adesioni raccolte non sono tante; ciò che conta è fare le cose. Noi vogliamo fare crescere consapevolmente le nuove generazioni, che fra dieci anni o più saranno la classe dirigente del Paese. Se quella attuale non dimostra lo stesso interesse, peccato, ma questo non ci deve fermare”.

Riccardo Canetta
pubblicato il: 25/02/2012

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Incontri, Mafia, Rassegna stampa

Brugnone sulle minacce a Pecora «Preoccupati ma andiamo avanti»

Postato il 24 febbraio 2012

Fonte: La Provincia di Varese – pag. 36
24 febbraio 2012

Tengono banco le intimidazioni mafiose al leader nazionale di Ammazzateci tutti

LONATE POZZOLO «Non siete più troppo piccoli per sapere certe cose. L’anno scorso c’è stato un processo a Busto che ha condannato la ‘ndrangheta di Legnano e Lonate Pozzolo».

Solitamente, a scuola, gli hanno più recenti sono quelli che si affrontano di meno nelle ore di storia. A Lonate, invece, i riflettori sono puntati proprio sui fatti di cronaca che hanno caratterizzato gli ultimi 30 anni del nostro paese.

“Eroi e martiri della lotta alla mafia”: potrebbe essere questo il titolo dell’incontro di ieri tra Massimo Brugnone, coordinatore lombardo di Ammazzateci Tutti e il consiglio comunale dei ragazzi di Lonate. Il secondo dei quattro incontri organizzati dal gruppo di lavoro sulla legalità con gli alunni delle medie.

«E se vi dico che a Lonate Pozzolo si pagava il pizzo? – chiede Brugnone – Sapendo tutto quello che avviene, mettendovi assieme, potete fare tanto. Voi avete un grande potere, quello di aprire gli occhi ai vostri genitori».

Ieri si è parlato di Falcone e Borsellino, del Generale Dalla Chiesa e di Peppino Impastato «figlio di mafiosi che ha deciso di non piegarsi alla mafia. La combatteva facendo informazione e prendendo in giro i mafiosi». Tutte persone che si sono opposte alla mafia. Fortunatamente, però, non tutti sono finiti morti ammazzati.

Brugnone racconta la storia di Vincenzo Conticello, il proprietario dell’Antica Focacceria di Palermo. Lui ha fatto una vera e propria rivoluzione semplicemente mettendo in regola i dipendenti e rifiutandosi di pagare il pizzo. «Ora il suo negozio ha aperto anche a Milano e a Roma e lui è vivo». Ognuno è tenuto a fare la propria parte. «Ai propri figli, da neonati, gli ‘ndranghetisti mettono vicino una pistola e una chiave – racconta Brugnone – Si dice che se si avvicinano alla pistola, da grandi saranno ‘ndranghetisti. I genitori avvicinano sempre la pistola al bimbo, ma c’è sempre la possibilità di scegliere da che parte stare. Dovete essere voi a scegliere da che parte stare».

Nell’ultimo mese Aldo Pecora, fondatore e presidente di Ammazzateci Tutti, è stato vittima di una serie di intimidazioni. Fuori casa ha trovato tre proiettili e un biglietto inequivocabile: «Scopelliti ti aspetta a braccia aperte». «Sono molto preoccupato per Aldo – dice Brugnone – noi continuiamo ad andare avanti, ma nei suoi confronti c’è stato un attacco mediatico». Un giornale locale, a metà febbraio, ha pubblicato la foto della casa di Pecora, indicando la via e il citofono della famiglia. Tre giorni dopo il biglietto e i proiettili. L’altra sera un nuovo, strano, atto intimidatorio. «Non sono le prime minacce, ma abbiamo sempre scelto di tenere un profilo basso – spiega Brugnone – Ora però si è alzato il livello. Le istituzioni devono intervenire per non lasciare solo Aldo. Io ho paura per lui e per la sua famiglia».

Ieri l’assessore Simontacchi ha espresso la solidarietà del gruppo di lavoro sulla legalità nei confronti di Aldo Pecora.

Tiziano Scolari

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Ammazzateci Tutti, Mafia, Rassegna stampa

Minacce al presidente di Ammazzateci Tutti

Postato il 20 febbraio 2012

Fonte: www.varesenews.it

Il coordinatore lombardo del movimento Massimo Brugnone esprime vicinanza ad Aldo Pecora, fondatore del movimento antimafie ancora una volta minacciato di morte dalle cosche calabresi insieme ai magistrati Creazzo e Gratteri

Questa mattina il presidente dell’associazione antimafie Ammazzateci Tutti Aldo Pecora ha rinvenuto un biglietto contenente minacce di morte esplicite nei suoi confronti e nei concfronti dei magistrati Nicola Gratteri e Giuseppe Creazzo, entrambi impegnati sul fronte della lotta alla ‘ndrangheta in Calabria. Proprio oggi, giorno dell’intitolazione dell’aula bunker del tribunale di Palmi al giudice ucciso dalla mafia e dalla ‘ndrangheta Antonino Scopelliti, la ‘ndrangheta ha voluto minacciare queste persone di fare la stessa fine del povero giudice ucciso nel ’91, poco prima di concludere il primo maxi-processo alla mafia siciliana. Massimo Brugnone, bustocco e coordinatore lombardo del movimento nato nel 2004, ha voluto così esprimere vicinanza ad Aldo e ai due magistrati nominati nel biglietto di minacce. (nella foto da sin.: Massimo Brugnone, Aldo Pecora e Rosanna Scopelliti, figlia del magistrato Antonino)

Dalla Lombardia non è solo semplice solidarietà che esprimiamo al Presidente di Ammazzateci Tutti Aldo Pecora, ma è piena preoccupazione. La linea di Ammazzateci Tutti è sempre stata quella di non diffondere le varie minacce, intimidazioni, fino anche aggressioni che sono state subite da Aldo Pecora e da altri ragazzi del movimento, in rispetto alle richieste delle forze dell’ordine di non rischiare di inficiare le indagini. Ma dato che ritrovo la notizia su uno dei più importanti quotidiani nazionali voglio oggi rompere un tabù: quella di oggi è solo l’ultima di un’escalation di minacce che il nostro Presidente si ritrova ad affrontare. La più grave probabilmente nei primi giorni di Marzo del 2008 quando pochissimi giornali riportarono dell’ “incidente” subito da Aldo Pecora e Rosanna Scopelliti sulla Salerno-Reggio Calabria. Una macchina continuò a tagliare loro la strada finché non riuscì nell’intento di farli catapultare fuori strada. Indagini aperte e nulla di fatto: silenzio della stampa, come se mai fosse accaduto. Inutile parlare delle innumerevoli minacce telefoniche. Per un lungo periodo il giorno stesso che il nostro Presidente tornava in Calabria la scena era sempre la stessa: “Ti ammazziamo a Reggio Calabria”. Ed i passi di Aldo Pecora erano sempre gli stessi: denuncia e silenzio in rispetto delle indagini. Nulla di fatto.
Oggi mi ritrovo fortemente preoccupato della solitudine che si sta cercando di creare intorno a colui che, anche fosse solo mediaticamente, la ‘ndrangheta l’ha costretta ad uscire dalla Calabria accendendo su di essa i riflettori nazionali. Aldo Pecora avrà sempre il sostegno dei migliaia di ragazzi che sono onorati di averlo come guida, ma ancora di più è oggi necessario che ci sia una vicinanza maggiore da parte delle forze dell’ordine e delle Istituzioni, calabresi e non, che devono tutelare chi semplicemente, nella sua terra, ha deciso da che parte stare: quella della giustizia, dell’onestà, della perseveranza silenziosa e dell’umiltà.

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Incontri, Mafia, Rassegna stampa

Lonate Pozzolo, quando la mafia si combatte sui banchi di scuola

Postato il 13 febbraio 2012

Fonte: www.laprovinciadivarese.it

LONATE POZZOLO «Cosa fanno i mafiosi?». «Ammazzano, rubano, oppure costringono le persone a pagare perché se no li uccidono».
È una lezione strana quella che si è tenuta oggi pomeriggio nella Sala Bosisio dell’ex monastero di Lonate. Un centinaio di ragazzi delle terze medie hanno sentito parlare di famiglie e picciotti, cupole e mandamenti.
A chiacchierare con i ragazzi è stato Massimo Brugnone, portavoce lombardo di “Ammazzateci tutti”, associazione che da anni combatte la ‘ndrangheta.
«Vi piace essere liberi?» «Sì!» rispondono in coro i ragazzi. «Allora bisogna rispettare le regole, chiedendosi il perché dell’esistenza di quelle regole».
Si discute di mafia e ‘ndrangheta. «I mafiosi oggi studiano tanto. Fanno master nelle migliori università del mondo, studiano legge, economia e poi tornano in Italia e ci fregano».
Legalità e rispetto delle regole passano dalle piccole cose. Dal fare la coda al bar, dal non parcheggiare in divieto di sosta, dal non andare contro la libertà degli altri. «Ma perché le regole vanno rispettate? – chiede Cristina Fossati, comandante della Polizia locale – Per stare meglio tutti quanti, in qualsiasi campo».

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